Restauro


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Muro trecentesco del Cortile degli Svizzeri

Il muro, la cui esistenza è documentata a partire da 1337, costituisce l’elemento architettonico più antico dell’intero complesso del Palazzo Ducale: di circa un metro di spessore ed alto quasi nove metri, conclude il Cortile degli Svizzeri verso la Chiesa di S. Romano. In esso si apre una porta dotata di cardini in pietra chiusa da un cancello apposto nell’anno 1927, in sostituzione di un portone in legno, giudicato ormai inservibile. Sovrastante la porta è raffigurata un’aquila imperiale riscoperta nel 1976 a seguito dello strappo dell’affresco La Libertà lucchese di Pietro Testa, attualmente visibile nella Sala Staffieri del Palazzo.

Al momento del restauro il muro manifestava uno stato di avanzato degrado; la porzione orientale era ricoperta da un glicine le cui ramificazioni giungevano fino alla copertura ed al tetto soprastante la porta. La superficie muraria presentava un fatiscente intonaco cementizio di recente realizzazione.

Il restauro ha riguardato la demolizione dell’intonaco cementizio finalizzata alla individuazione dei resti dell’intonaco più antico. Le tracce ritrovate, una volta ripulite, hanno permesso di risalire alla ricostruzione dell’apparato decorativo consistente nell’alternanza di due file di conci grigi ed una di conci neri, scanditi da linee bianche. Le porzioni originari di intonaco sono state oggetto di reintegrazione pittorica.
Al fine di restituire una lettura unitaria all'insieme e ricostituire l’immagine originaria del disegno, nelle parti di nuova realizzazione è stata riproposta, sotto tono, l’alternanza delle righe chiare e scure.

La presenza, in corrispondenza dell’arco e del sottoarco, di elementi decorati del tutto simili per tecnica, per disegno e per cromie alle tracce ritrovate sulla superficie muraria, hanno consentito di stabilire un’origine coeva dell’affresco rappresentante l’aquila imperiale. Anche in questo caso, dopo la pulitura delle tracce, è stato ricostruito il disegno originario della decorazione del sottarco, per il quale, vista la notevole quantità di intonaco antico conservato, è stato possibile riproporre l'integrazione pittorica.

Per quanto riguarda l’aquila, la scelta progettuale è stata quella di un restauro conservativo, consistente nella pulitura, consolidamento e stuccatura delle porzioni di affresco esistenti. In merito alle integrazioni, sono state ricostruite solo le parti chiaramente leggibili, quali le fasce bianche, rosse e nere che fanno da cornice e le porzioni del corpo dell’aquila di cui si conservava in massima parte il disegno.